ECOCITTADINANZA ATTIVA. La Puglia laboratorio permanente

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Negli ultimi cento anni la popolazione mondiale è aumentata di ben 4 volte ed esponenzialmente è esploso un dissennato sfruttamento delle risorse del pianeta che ha provocato l’allargamento della forbice tra nord e sud del mondo, tra ricchi e poveri. Ogni aumento della popolazione ha prodotto un aumento medio di 15 volte nell’utilizzo dei metalli; di 40 volte della carta; di 20 volte del prodotto interno lordo mondiale. Circa la metà della popolazione mondiale sopravvive con poche possibilità di scelta, con scarse opportunità: uomini e donne condannati a condurre una vita segnata da fame, malattia, analfabetismo, disoccupazione e assenza di speranza; senza cibo, acqua potabile, servizi sanitari di base, istruzione, assistenza sanitaria e moderni servizi energetici.

Il presente deve preoccuparci per diversi motivi: per la drammatica disomogeneità nella distribuzione delle risorse e degli usi delle stesse, per l’assenza di qualsiasi idea di perequazione e per il drammatico avvicinarsi del limite nel consumo di molte risorse planetarie e della raggiunta capacità di carico per i diversi ecosistemi. Possiamo dire, con convinzione, che non siamo nel migliore dei mondi possibili; il mito della crescita illimitata non può esistere, su un pianeta finito; il capitalismo e la globalizzazione sono gravidi di pericolose contraddizioni ecologiche e sociali; il mondo della natura da cui dipendiamo, e senza il quale non possiamo vivere, interagisce con grandissima difficoltà, con il complesso e articolato sistema antropico, figlio del meccanicismo filosofico e del riduzionismo scientifico di Bacone, Cartesio, Locke, Smith, Galilei e Newton. I Paesi più sviluppati devono assolutamente ridurre il proprio impatto sulla biosfera, modificando i propri stili di vita, in modo ragionevole e ragionato, per permettere agli altri Paesi semplicemente di sopravvivere. Qualsiasi strategia in ambito sociologico ed economico che miri a combattere la povertà e l’esclusione sociale non può prescindere dal considerare che l’ambiente in cui si vive invita a cercare nuove risposte, non solo tecnologiche, ai bisogni collettivi e non solo alle esigenze individuali.

Tutti sappiamo del grande dramma della desertificazione del nostro territorio e delle questioni relative all’agricoltura biologica ed al compostaggio e di come tali problematiche risolte con una serie ottica ecologica servirebbero non solo a dare una strutturale nuova occupazione ma anche una mano non solo alla questione dei gas serra, visto quanto carbonio assorbe il suolo, ma anche alla problematica rifiuti. Ma tutto ciò se si lavora e si pensa di risolvere i problemi in un ottica sistemica, quindi ecologica, che nei pensieri di molti amministratori e politici, non esiste se non nella mera gestione di un’azienda, come pensano che il paese debba essere governato. Ma il paese non è un’azienda, i cittadini non sono dipendenti, da sfruttare o da tollerare, l’ambiente non è un sottosistema, ma un macrosistema in cui tutti siamo destinati a convivere. Prima ne diventiamo coscienti meglio sarà per tutti.

Quello del perseguire con coerenza e determinazione, a favore della comunità e non delle lobby, le politiche ecologiche è la discriminante tra il centrodestra ed il centrosinistra: il diverso approccio nel perseguirle distingue tra chi nel centro-sinistra vuol lavorare per il futuro della terra ed i suoi abitanti e non solo per quei pochi privilegiati del primo mondo, copiando in “malo” modo politiche di destra.

Ci piacerebbe che la Puglia fosse un laboratorio permanente per le politiche ambientali, preferendo l’approccio all’ambiente, attraverso il concetto della sostenibilità ecologica, socio-economica e politica dello sviluppo antropico, superando l’oramai obsoleto e troppo limitato concetto di sviluppo sostenibile. Solo così potremmo coniugare ecologia ed economia ed incidere positivamente sul recupero/bonifica del nostro territorio; sul ripristino delle nostre tradizioni eno-gastronomiche che si sposano armonicamente con le politiche propositive per l’eco-turismo, etico e responsabile e con una agricoltura biologica di qualità; sull’occupazione – soprattutto dei giovani – che può essere di molto incrementate attraverso l’ecologizzazione dell’economia nel campo dell’energia, con l’incremento delle fonti rinnovabili di varia origine; nella gestione integrata del ciclo dell’acqua e dei rifiuti, secondo logiche naturali e non industrialiste, tout court; della prevenzione del danno ambientale e della cura del patrimonio della biodiversità delle “Puglie”. Questo in maniera non congiunturale ma profondamente strutturale. In ciò la tradizione delle PMI pugliesi può e deve dare una grossa spinta all’innovazione ed alla ricerca per poter cooperare, e non solo competere, per il benessere della comunità non solo nostrana ma globale, rammentandosi del concetto di sobrietà e di limite ed abbandonando quello della logica dei bisogni superflui ed insostenibili. Bisogna riprendere il vecchio concetto di Tocqueville della democrazia associativa e evolverla in democrazia partecipativa. Partendo dai concetti di ecocittadinanza attiva e sviluppo consapevole, che deve essere alla base di un nuovo regime politico, appunto la democrazia partecipativa. C’è bisogno che i cittadini siano informati e formati alle attività civiche; il che significa che dovrebbero avere più tempo da dedicare alla loro attività di governo e per controllare i loro rappresentanti e governanti, alle cui selezioni dovrebbero essere attivamente, con le primarie, partecipi e siamo testimoni.

Per fare questo, è necessario un passaggio da una condizione che vede l’uomo come soggetto economico e sfruttatore a un’altra in cui l’uomo è custode e usufruttuario del pianeta, che abbiamo ricevuto in prestito dalle future generazioni piuttosto che ereditato da quelle passate. È necessaria una progettualità per una ecocittadinanza attiva: formazione permanente per adottare nuovi stili di vita e migliorare la qualità della vita dell’intera biosfera; una sinergia tra istituzioni/scuole/associazioni per una vera “democrazia partecipativa e cognitiva”. Difficile immaginare nuovi comportamenti individuali e collettivi, senza un cambiamento culturale nella società, senza responsabilizzare e coinvolgere direttamente i cittadini.

Educati a vivere il proprio ambiente come una componente essenziale alla stessa esistenza, i cittadini che partecipano alla vita collettiva sviluppano competenze, cultura, interessi e flessibilità mentale e diventano a loro volta risorsa e patrimonio delle proprie città.

La lotta alla povertà e all’esclusione sociale passa anche attraverso la sostenibilità ecologica e socio-economica. Se riusciremo a ridurre l’impatto ambientale delle nostre attività quotidiane e a diminuire i consumi, potremo permettere a tutti gli abitanti del pianeta di poter vivere e, non solamente, a cercare di sopravvivere!

Elvira Tarsitano

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