PUGLIA PIANO REGIONALE RIFIUTI: UN MONDO ALLA ROVESCIA

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PUGLIA PIANO REGIONALE RIFIUTI: UN MONDO ALLA ROVESCIA

dalla discarica all’incenerimento, dall’inquinamento del suolo e dell’acqua all’inquinamento dell’aria

Le premesse del nuovo Piano regionale Rifiuti della regione Puglia, desta non poche preoccupazioni: si passa dalla discarica all’incenerimento, dall’inquinamento del suolo e dell’acqua all’inquinamento dell’aria. Il Piano è in netto contrasto con quanto previsto dalla normativa europea in materia di rifiuti che recita:Il miglior rifiuto è quello che non viene prodotto”.

Le norme europee prevedono sostanzialmente quattro livelli di gestione: un primo livello di Riduzione della produzione dei rifiuti; un secondo livello dove i rifiuti che non si possono non produrre devono essere riciclati come materia e non devono essere bruciati; un terzo livello dove solo ciò che non può essere riutilizzato, riciclato come materia è destinato al recupero di energia e presuppone comunque i primi due e non è opzionale; infine un quarto livello, quello che resta, solo una quota residuale è destinata alle discariche, ma solo come ultima chance.

Invece, in Puglia al contrario degli altri paesi europei, si inverte l’ordine della piramide dei rifiuti e si parte dal quarto livello. Ora siamo passati al terzo livello e chi lo sa se mai riusciremo, se non ci siamo estinti prima, ad arrivare al primo livello. Siamo alla messa in scena dei due atti di goldoniana memoria del mondo alla rovescia.

La prevenzione, la riduzione dei rifiuti prodotti e della loro pericolosità, è la priorità strategica nella gestione di tutti i tipi di rifiuto. Occorre fare un salto nelle politiche di riduzione della produzione di rifiuti e in quelle della raccolta differenziata domiciliare e del riciclaggio. Lavorare allo sviluppo di un sistema di impianti finalizzati al recupero di materia attraverso il compostaggio (compreso quello domestico) e la selezione e valorizzazione delle frazioni secche riciclabili (carta, vetro, plastica, alluminio, ecc.). Le città devono essere parte attiva di questo percorso, anche, ad esempio, inserendo negli appalti pubblici il criterio dell’utilizzo del materiale riciclato o utilizzando per il verde pubblico il compost da rifiuti. Lo smaltimento in discarica e la combustione di rifiuti, comunque negative dal punto di vista energetico, dell’impatto ambientale e del consumo di materiali, vanno rese residuali per tutti i tipi di rifiuto. Negli altri paesi lo fanno, perciò è fattibile. Si lavori su questo, piuttosto che su soluzioni come la combustione dei rifiuti che giova solo alle lobby dell’incenerimento.

Le attività umane, per essere sostenibili, devono quindi rispettare il principio del riuso ciclico dei materiali, in parte fidando nei processi naturali per quelle materie così dette biologiche che la natura stessa sa riciclare, in parte fidando su tecniche di recupero per le materie ad alto contenuto tecnologico. Su tutto deve predominare, comunque, una netta riduzione alla fonte della quantità di rifiuti prodotti e dispersi in gran parte nell’ambiente. In altri termini si tratta di orientare il nostro sistema futuro di sviluppo verso un modello dove i rifiuti non recuperabili vengano ridotti al minimo e smaltiti in modo da non interferire nei cicli biologici. Questo modello, detto di “economia ecologica. Il tutto va applicato secondo criteri di integrazione differenziata dei vari prodotti in armonia con le attività del territorio, limitando al minimo gestioni di tipo consortile e grossi spostamenti di materia fra diversi territori, rispettandone la capacità portante.

In molte realtà pugliesi, la problematica relativa alla gestione dei rifiuti che sta sconvolgendo la qualità della vita e compromettendo l’igiene pubblica, rende ancora più evidente la necessità di una inversione della tendenza a considerare il rifiuto in genere come un ingombro di cui disfarsi in ogni modo. Questa logica deve lasciare il posto al concetto di riduzione e riciclo, tipico degli equilibri ecologici del territorio, secondo cui i il rifiuto altro non è che una materia prima per un nuovo processo, sia biologico che produttivo. In questo modo si ripristinano gli equilibri naturali in maniera sotenibile, evitando di incorrere in nuove emergenze, si recuperano preziosi materiali, si sviluppa l’occupazione, si offre possibilità di lavoro e recupero per categorie sociali a rischio di devianza e si migliorano le condizioni igieniche. L’incenerimento dei rifiuti non può essere la soluzione. L’evoluzione verso un piano definitivo di gestione integrata dei rifiuti passa attraverso interventi pubblici accompagnati da un maggior coinvolgimento e partecipazione dei cittadini, associazioni, cooperative e di alcune categorie produttive (piccola industria, artigianato, commercio, agricoltura). Ciò rende utilissimo avviare da subito alcune sperimentazioni sul campo, proprio per poter acquisire una esperienza concreta dei problemi che si dovranno affrontare e risolvere insieme ai cittadini. La partecipazione dei cittadini sviluppa senso civico e responsabilità, cose invece annullate dall’attuale prassi di delega insita nell’abbandono dei rifiuti, sia anche negli appositi cassonetti.

La situazione globale e locale del nostro pianeta esige non solo che si progettino e si realizzino attività ecologiche sostenibili, ma soprattutto che esse siano effettuate con spirito nuovo, nuova consapevolezza, alla luce di una nuova visione della realtà e del mondo la situazione esige un cambio di paradigma. Oggi dobbiamo diventare consapevoli che solo un atteggiamento di integrazione potrà permetterci di perpetuare la vita sulla terra. Dovrà esserci l’epoca dell’armonizzazione cosciente, tra natura ed uomo. Un approccio eco – consapevole nei fatti, non nelle parole, per concretizzare la sostenibilità dello sviluppo. Condizione che vede l’uomo come soggetto economico e sfruttatore ad un’altra in cui l’uomo e’ custode ed usufruttuario del pianeta, che abbiamo ricevuto in prestito dalle future generazioni piuttosto che ereditato da quelle passate. Abbiamo bisogno di una coscienza critica sul ruolo e sulla posizione dell’uomo nell’ecosistema; sulla gravità delle emergenze ecologiche; su come l’umanità dovrà affrontarle; di una progettualità per una eco-cittadinanza attiva: sinergia tra istituzioni/scuole/associazioni per concretizzare la democrazia partecipativa.

L’obiettivo deve essere quello di promuovere la salvaguardia, la valorizzazione e l’ottima allocazione delle risorse territoriali-ambientali e deve essere vietata qualsiasi azione che degradi, deturpi o elimini tali risorse, intese come entità singole o come equilibri complessi.  Lo sviluppo economico deve essere compatibile con la capacità di carico degli ecosistemi del pianeta ed armonico con gli obiettivi di una società democratica, giusta, equa e solidale. La tutela dell’identità storica e culturale, la salvaguardia della qualità del sistema paesistico, delle sue componenti ambientali e del suo uso sociale e produttivo, nell’ambito del principio di sviluppo durevole e sostenibile sono risultati perseguibili per unoapproccio  eco-consapevoleauto sostenibile.

Alla luce di ciò risulta inimmaginabile anche solo pensare che la soluzione alla corretta gestione dei rifiuti, possa essere l’incenerimento.

 

 “…gli ecosistemi si sono organizzati in modo da sviluppare al massimo la sostenibilità. Questa saggezza della natura è l’essenza della formazione ecologica” (F. Capra, Conferenza di Liverpool, 20-3-1999)

“…« Noi possiamo sopravvivere come specie solo se viviamo in accordo alle leggi della biosfera. La biosfera può soddisfare i bisogni di tutti se l’economia globale rispetta i limiti imposti dalla sostenibilità e dalla giustizia. Come ci ha ricordato Gandhi: “La Terra ha abbastanza per i bisogni di tutti, ma non per l’avidità di alcune persone”. » (Vandana Shiva)

 

Elvira Tarsitano

Presidente Associazione Biologi Ambientalisti Pugliesi

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